L'eolico ha sorpassato il nucleare

Il 2007 è stato l’anno del sorpasso. A livello globale, dal punto di vista dei nuovi impianti, l’eolico ha battuto il nucleare. L’anno scorso sono stati installati 20 mila megawatt di eolico contro 1,9 mila megawatt di energia prodotta dall’atomo. Un trend consolidato da anni e destinato, secondo le previsioni, a diventare ancora più netto nei prossimo quinquennio.

Per la prima volta l’eolico ha vinto la gara anche dal punto di vista dell’energia effettivamente prodotta. “Nel 2007 l’eolico ha prodotto più elettricità del nucleare – ha spiegato a Antonio Cianciullo, La Repubblica, Gianni Silvestrini del Kyoto Club – e gli impianti eolici che verranno costruiti nel periodo 2008 – 2012, quello che chiude la prima fase degli accordi del Protocollo di Kyoto, produrranno una quantità di elettricità pari a due volte e mezza quella del nuovo nucleare. Se poi nel conto mettiamo anche il solare fotovoltaico e termico possiamo dire che, tra il 2008 e il 2012, il contributo di queste fonti rinnovabili alla diminuzione delle emissioni serra sarà almeno 4 volte superiore al contributo netto prodotto dalle centrali nucleari costruite nello stesso periodo”.

Una tendenza rafforzata anche dal risveglio del gigante americano. Il 30% di tutta la potenza elettrica installata durante il 2007 negli Usa viene dal vento e il dipartimento federale dell’energia prevede che entro il 2030 l’eolico raggiunga negli States una quota pari al 20 per cento dell’elettricità creando un’industria che, con l’indotto, darà lavoro a mezzo milione di persone. E’ un dato in linea con l’andamento di paesi europei come la Danimarca (21 per cento di elettricità dall’eolico), la Spagna (12 per cento), il Portogallo (9 per cento), la Germania (7 per cento).

L’energia nucleare non riparte. Le è nemico il mercato, non i verdi
“Resto dell’avviso che in Italia, anche in presenza di un improbabile consenso politico e sociale, la produzione non potrebbe iniziare prima del 2020, come del resto ammette la stessa Edison fissando la data al 2019 – completa il ragionamento Silvestrini in un’altra intervista, sempre a La Repubblica – ma in realtà il principale nemico dell’energia atomica non sono gli ambientalisti ma la liberalizzazione dei mercati elettrici! In una realtà concorrenziale, l’incertezza sui costi, sui tempi di costruzione e sulle dinamiche della domanda penalizzano fortemente questa tecnologia.

Secondo un recente studio Usa condiviso dall’industria atomica (il Nuclear Power Joint Fact-Finding) l’elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare il doppio (8-11 centesimi di dollaro per kWh) rispetto alla media.

Non a caso la gara per la costruzione di nuove centrali indetta da un nuclearista convinto come Bush è andata deserta fino a quando l’amministrazione non ha introdotto un incentivo di 1,8 centesimi di dollaro al chilowattora, la stessa cifra prevista per l’eolico. Sostenere che il ritorno al nucleare riduce la bolletta è falso, questo lo ammettono anche seri sostenitori dell’atomo.

In Europa l’impianto in costruzione in Finlandia è in ritardo di due anni e presenta extracosti per 1,5 miliardi di euro, tanto che la Siemens, fornitrice della tecnologia, nel 2008 ha perso in Borsa un terzo del suo valore. In sostanza, c’è un conflitto insanabile tra l’imperante mercato liberalizzato dell’energia e la rinascita del nucleare”.

Ma anche nonostante gli incentivi dell’amministrazione Bush negli Stati Uniti l’energia dall’atomo è ferma da trent’anni. L’ultimo ordine per una nuova centrale risale al 1978. Nell’aprile scorso sono stati annunciati impegni per 38 nuovi reattori nucleari, ma è molto probabile che il numero scenda drasticamente, come già è avvenuto in passato, nel momento in cui si passa alla fase dei conti operativi: le incertezze legate ai costi dello smaltimento delle scorie, ai tempi di realizzazione e allo smantellamento delle centrali a fine vita hanno rallentato la corsa dell’atomo. Senza contare il pericolo terroristico.

La quarta generazione di reattori nucleari deve ancora superare scogli teorici non trascurabili e non sarà pronta prima del 2030. Nell’attesa, le stime ufficiali prevedono una diminuzione del peso del nucleare nel mondo. La Iea (International Energy Agency) calcola che nel 2030 la quota di elettricità proveniente dall’atomo si ridurrà dall’attuale 16 per cento (è il 6 per cento dal punto di vista dell’energia totale) al 9-12 per cento.

Stefano Carnazzi
Fonti: La Repubblica, Kyoto Club
Questo articolo è stato preso da LIFEGATE.it
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